Da Latisana al Belgio,
un racconto di sacrificio e speranza
che onora la nostra terra e la nostra gente.
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Cuori di Carbone

Dove la memoria torna alla luce

Cuori di Carbone è un progetto di memoria e divulgazione dedicato ai minatori italiani emigrati in Belgio nel secondo dopoguerra. Nato da una storia di famiglia e avviato il 15 maggio 2025, raccoglie testimonianze, ricostruisce percorsi di vita e custodisce una memoria collettiva che appartiene alle famiglie, al territorio e alla storia dell’emigrazione.

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Presenze agli eventi

Bertossi Sergio

Dalla prigionia alle miniere di Liegi, trasformò la fatica in una casa e nella memoria degli emigranti.
Sergio Bertossi, minatore friulano emigrato a Liegi
Sergio Bertossi, da Romans di Varmo alle miniere di Liegi; tornato in Friuli, si impegnò per la memoria degli emigranti.

Chi era

Nascita
Pocenia, nel 1923
Legame con
Romans di Varmo, Udine
Infanzia
Primo di cinque figli; orfano di padre a nove anni
Durante la guerra
Marconista; prigionia in Algeria e Marocco
Emigrazione
Belgio, negli anni Cinquanta
Zona mineraria
Liegi
Periodo in miniera
Circa quindici anni
Rientro
Italia, nel 1965
Salute
Silicosi; ossigeno negli ultimi anni
Impegno civile
Preisdente degli ex combattenti, ex emigranti e memoria di Romans

Le tappe della sua vita

Seleziona una tappa per approfondire

1923

Da Pocenia a Romans

Sergio nasce a Pocenia, primo di cinque figli. La sua vita familiare sarà poi legata a Romans di Varmo.

A nove anni

Una povertà imparata presto

Perde il padre. Insieme ai fratelli chiede l’elemosina nei paesi vicini per affrontare la miseria in cui vive la famiglia.

Durante la guerra

Il marconista e la prigionia

Serve come marconista, viene catturato e condotto prima in Algeria e poi in Marocco. Sopravvive alla fame e alla sete.

Dopo la guerra

Il ritorno a Romans

Rientra in Friuli, ma la povertà non è finita. La ricerca di un lavoro lo spinge a partire ancora.

Anni Cinquanta

La strada verso Liegi

Emigra in Belgio. A Liegi incontra la donna con cui costruirà una famiglia e inizia a lavorare in miniera.

Circa quindici anni

Il buio dei cunicoli

Striscia in cunicoli molto bassi, senza maschere né protezioni, e respira la polvere di carbone. La figlia conserva il ricordo di un lavoro durissimo, svolto nel buio delle gallerie.

1965

Una casa in Friuli

Torna in Italia. Riesce a costruire una casa e una vita dignitosa con la famiglia.

In seguito

La silicosi e l’ossigeno

La malattia, maturata nel lavoro in miniera, segna la sua salute. Negli ultimi anni ha bisogno dell’ossigeno.

A Romans

La via degli emigranti

Presiede le associazioni degli ex combattenti e degli ex emigranti e promuove l’intitolazione della via centrale del paese agli emigranti.

La testimonianza

Sergio nacque a Pocenia nel 1923, primo di cinque figli. Rimasto orfano di padre a nove anni, con i fratelli andava a chiedere l’elemosina nei paesi vicini: non avevano nulla, solo miseria.

Durante la guerra fu marconista, venne catturato e deportato in Algeria e poi in Marocco. Sopravvisse alla fame e alla sete e, a guerra finita, tornò a Romans, dove lo attendeva ancora la povertà.

Negli anni Cinquanta partì per il Belgio con l’Italia nel cuore. A Liegi trovò l’amore e il lavoro in miniera: da quel momento cominciò l’inferno.

Lavorava a due chilometri sottoterra, in cunicoli alti mezzo metro, senza maschere né protezioni. Strisciava nel buio, respirando carbone.

Dopo quindici anni di sacrifici, la silicosi lo condannò lentamente, costringendolo negli ultimi anni accanto all’ossigeno. Tornato in Italia nel 1965, riuscì a costruirsi una casa, una famiglia e una vita dignitosa.

Fu presidente degli ex combattenti e degli ex emigranti e promotore dell’intitolazione della via centrale di Romans agli emigranti.

È stato un padre straordinario. E un uomo da ricordare.

Claudia, figlia di Sergio Testimonianza raccolta nel maggio 2025