Bertossi Sergio
Dalla prigionia alle miniere di Liegi, trasformò la fatica in una casa e nella memoria degli emigranti.
Chi era
- Nascita
- Pocenia, nel 1923
- Legame con
- Romans di Varmo, Udine
- Infanzia
- Primo di cinque figli; orfano di padre a nove anni
- Durante la guerra
- Marconista; prigionia in Algeria e Marocco
- Emigrazione
- Belgio, negli anni Cinquanta
- Zona mineraria
- Liegi
- Periodo in miniera
- Circa quindici anni
- Rientro
- Italia, nel 1965
- Salute
- Silicosi; ossigeno negli ultimi anni
- Impegno civile
- Preisdente degli ex combattenti, ex emigranti e memoria di Romans
Le tappe della sua vita
Seleziona una tappa per approfondire
1923Da Pocenia a Romans
Sergio nasce a Pocenia, primo di cinque figli. La sua vita familiare sarà poi legata a Romans di Varmo.
A nove anniUna povertà imparata presto
Perde il padre. Insieme ai fratelli chiede l’elemosina nei paesi vicini per affrontare la miseria in cui vive la famiglia.
Durante la guerraIl marconista e la prigionia
Serve come marconista, viene catturato e condotto prima in Algeria e poi in Marocco. Sopravvive alla fame e alla sete.
Dopo la guerraIl ritorno a Romans
Rientra in Friuli, ma la povertà non è finita. La ricerca di un lavoro lo spinge a partire ancora.
Anni CinquantaLa strada verso Liegi
Emigra in Belgio. A Liegi incontra la donna con cui costruirà una famiglia e inizia a lavorare in miniera.
Circa quindici anniIl buio dei cunicoli
Striscia in cunicoli molto bassi, senza maschere né protezioni, e respira la polvere di carbone. La figlia conserva il ricordo di un lavoro durissimo, svolto nel buio delle gallerie.
1965Una casa in Friuli
Torna in Italia. Riesce a costruire una casa e una vita dignitosa con la famiglia.
In seguitoLa silicosi e l’ossigeno
La malattia, maturata nel lavoro in miniera, segna la sua salute. Negli ultimi anni ha bisogno dell’ossigeno.
A RomansLa via degli emigranti
Presiede le associazioni degli ex combattenti e degli ex emigranti e promuove l’intitolazione della via centrale del paese agli emigranti.
La testimonianza
Sergio nacque a Pocenia nel 1923, primo di cinque figli. Rimasto orfano di padre a nove anni, con i fratelli andava a chiedere l’elemosina nei paesi vicini: non avevano nulla, solo miseria.
Durante la guerra fu marconista, venne catturato e deportato in Algeria e poi in Marocco. Sopravvisse alla fame e alla sete e, a guerra finita, tornò a Romans, dove lo attendeva ancora la povertà.
Negli anni Cinquanta partì per il Belgio con l’Italia nel cuore. A Liegi trovò l’amore e il lavoro in miniera: da quel momento cominciò l’inferno.
Lavorava a due chilometri sottoterra, in cunicoli alti mezzo metro, senza maschere né protezioni. Strisciava nel buio, respirando carbone.
Dopo quindici anni di sacrifici, la silicosi lo condannò lentamente, costringendolo negli ultimi anni accanto all’ossigeno. Tornato in Italia nel 1965, riuscì a costruirsi una casa, una famiglia e una vita dignitosa.
Fu presidente degli ex combattenti e degli ex emigranti e promotore dell’intitolazione della via centrale di Romans agli emigranti.
È stato un padre straordinario. E un uomo da ricordare.