De Paoli Giovanni
Dalle nevi della Russia alle profondità del Belgio, attraversò la storia senza perdere la strada di casa.

Chi era
- Nascita
- 4 maggio 1920
- Origine
- Coseano, Udine
- Servizio militare
- Alpino nella Seconda guerra mondiale
- Fronti
- Albania e Russia con la Divisione Julia
- Prigionia
- Campo di prigionia in Siberia, secondo il racconto familiare
- Matrimonio
- 29 novembre 1947 con Filomena Rota di Flaibano
- Permesso di lavoro
- 27 novembre 1950, per il Belgio
- Miniere
- Trieux Kaisin a Châtelineau e Bois du Cazier a Marcinelle
- Dopo Marcinelle
- Venditore di verdure nei mercati
- Scomparsa
- 24 settembre 1992, a causa di una trombosi
Le tappe della sua vita
Seleziona una tappa per approfondire
4 maggio 1920Le radici a Coseano
Giovanni nasce a Coseano, in provincia di Udine.
28 ottobre 1940 – 23 aprile 1941Il fronte d’Albania
Chiamato alle armi come alpino, combatte in Albania durante una delle campagne più dure della Seconda guerra mondiale.
10 agosto 1942Verso il fronte russo
Parte con la Divisione Julia per il fronte orientale, lasciando ancora una volta il Friuli per una destinazione lontana e ostile.
13 gennaio 1943La prigionia e la Siberia
Durante la campagna di Russia viene fatto prigioniero e, secondo la memoria familiare, deportato in un campo in Siberia.
Dopo la guerraIl ritorno dal gelo
Rientra con il naso rotto e le orecchie segnate dal freddo. Le ferite del fronte rimangono visibili sul suo corpo.
29 novembre 1947Giovanni e Filomena
Sposa Filomena Rota, originaria di Flaibano. Insieme cercano di costruire una nuova vita dopo gli anni della guerra.
27 novembre 1950Il permesso per il Belgio
Ottiene il permesso di lavoro come minatore e lascia il Friuli per la seconda grande migrazione della sua vita.
1952–1954Il carbone di Trieux Kaisin
Lavora nella miniera di Trieux Kaisin a Châtelineau, nel bacino industriale di Charleroi.
Dal 1954Il Bois du Cazier
Si trasferisce alla miniera del Bois du Cazier, a Marcinelle, dove rimane fino alla catastrofe dell’agosto 1956.
8 agosto 1956Il confine di Marcinelle
La tragedia segna la fine della sua esperienza mineraria. Giovanni decide di non scendere mai più sottoterra.
Dopo la minieraUna nuova vita nei mercati
Si reinventa come venditore di verdure. Porta avanti questo mestiere con dignità e costanza fino alla pensione.
24 settembre 1992La fine del viaggio
Giovanni muore a causa di una trombosi. Il nipote Olivier ne conserva il ricordo come esempio di forza silenziosa, lavoro e sacrificio.
La testimonianza
Mio nonno Giovanni nacque a Coseano, in provincia di Udine, il 4 maggio 1920. A soli vent’anni fu chiamato alle armi come alpino e prese parte ai fronti più duri della Seconda guerra mondiale.
Dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941 combatté in Albania, mentre dal 10 agosto 1942 al 13 gennaio 1943 fu inviato con la Divisione Julia sul fronte russo. In quella campagna terribile venne fatto prigioniero e deportato in un campo di prigionia in Siberia.
Tornò da quell’inferno solo dopo la fine della guerra, con il naso rotto e le orecchie segnate per sempre dal gelo. Era un uomo temprato dalla sofferenza, come tanti della sua generazione, che seppero affrontare privazioni inimmaginabili.
Il 29 novembre 1947 sposò mia nonna, Rota Filomena di Flaibano. Insieme decisero di costruirsi un futuro lontano da casa: il 27 novembre 1950 ottenne un permesso di lavoro per il Belgio come minatore.
Non fu una scelta semplice: significava lasciare il Friuli, gli affetti e le radici, per scendere ogni giorno nelle viscere della terra in cerca di quel carbone che alimentava il progresso europeo.
Dal 1952 al 1954 lavorò nella miniera di carbone di Trieux Kaisin a Châtelineau, per poi trasferirsi a Marcinelle nella miniera del Bois du Cazier, dove rimase fino alla terribile catastrofe dell’8 agosto 1956.
Quel giorno segnò un confine: dopo la tragedia, decise di lasciare per sempre la miniera e si reinventò lavorando nei mercati come venditore di verdure, un mestiere umile ma dignitoso, che portò avanti con dedizione fino alla pensione.
Morì il 24 settembre 1992 a causa di una trombosi. Ma il ricordo di lui non è legato solo alle difficoltà sopportate: mio nonno rimase per tutti un esempio di forza silenziosa, di lavoro e di sacrificio.