Da Latisana al Belgio,
un racconto di sacrificio e speranza
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Cuori di Carbone

Dove la memoria torna alla luce

Cuori di Carbone è un progetto di memoria e divulgazione dedicato ai minatori italiani emigrati in Belgio nel secondo dopoguerra. Nato da una storia di famiglia e avviato il 15 maggio 2025, raccoglie testimonianze, ricostruisce percorsi di vita e custodisce una memoria collettiva che appartiene alle famiglie, al territorio e alla storia dell’emigrazione.

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Presenze agli eventi

Gardin Antonio

La miniera lo seppellì due volte, ma non riuscì a trattenerlo.
Antonio Gardin, minatore originario di Paludo di Latisana
Antonio Gardin, da Paludo alle miniere del bacino di Charleroi.

Chi era

Nascita
16 febbraio 1928
Origine
Paludo di Latisana, Udine
Partenza
Belgio, nel 1946, a 18 anni
Destinazione
Miniere del bacino di Charleroi
Permanenza in miniera
Sette anni
Mansione
Capoturno di squadre composte da lavoratori di diverse nazionalità
Turni
Dodici ore
Infortuni
Rimase sepolto due volte; riportò una grave frattura esposta alla gamba
Salute
Silicosi
Rientro
Definitivo in Friuli nel 1960
Scomparsa
2002

Le tappe della sua vita

Seleziona una tappa per approfondire

16 febbraio 1928

Le radici a Paludo

Antonio nasce a Paludo di Latisana, nella Bassa Friulana.

1946

La partenza a diciotto anni

Lascia il Friuli per le miniere del bacino di Charleroi. La testimonianza lo ricorda diciannovenne, ma in base alla data di nascita aveva diciotto anni.

I primi sei mesi

Dentro un'ex prigione

Al suo arrivo in Belgio vive per sei mesi in una struttura precedentemente adibita a prigione, una sistemazione dura condivisa con altri lavoratori.

Nel bacino di Charleroi

Dodici ore da capoturno

Diventa capoturno e coordina squadre miste, formate da minatori di nazionalità diverse. I turni raccontati dalla famiglia durano dodici ore.

La paga del minatore

Trenta chili al giorno

Antonio racconta che per essere pagati bisognava estrarre almeno trenta chili di carbone al giorno: il minimo spettava allo Stato e la parte eccedente al minatore.

Nelle gallerie

Strisciare nel sottosuolo

Lavora in cunicoli strettissimi, porta con sé un canarino per avvertire della presenza di gas e ricorda ascensori costruiti in legno.

Due incidenti

Sepolto sotto la miniera

Per due volte rimane sepolto durante il lavoro. Nel secondo incidente subisce una grave frattura esposta alla gamba.

Dopo sette anni

La fine del lavoro sottoterra

Conclude la propria esperienza nelle miniere belghe. Di quegli anni di fatica e dolore parlerà poco anche in famiglia.

1956

La Francia negata dalla silicosi

Il progetto di trasferirsi in Francia per lavorare sfuma a causa della silicosi, che ha già compromesso la sua salute.

1960

Il ritorno definitivo

Rientra stabilmente in Friuli, portando con sé le conseguenze della miniera e i ricordi che raramente riesce a condividere.

2002

La memoria di Antonio

Antonio muore. La sua storia resta affidata alla figlia Walnea e alla memoria familiare.

La testimonianza

Antonio Gardin nacque il 16 febbraio 1928, nella località di Paludo. Nel 1946, a 18 anni, partì per il Belgio per lavorare nelle miniere del bacino di Charleroi, dove rimase per sette anni.

Fu capoturno, con turni di 12 ore, gestendo squadre miste di diverse nazionalità. Al suo arrivo visse per sei mesi in un'ex prigione.

Durante il lavoro fu «sepolto» due volte; nell'ultimo incidente riportò una grave frattura esposta alla gamba.

Egli ci raccontava che i minatori dovevano scavare almeno 30 kg di carbone al giorno per essere pagati: il minimo spettava allo Stato, l'extra era del minatore.

Lavoravano in tunnel strettissimi, strisciando per entrare, portando con sé un canarino per rilevare il gas e usando ascensori di legno.

Nostro padre parlava poco di quegli anni, segnati da fatica e dolore. Si ammalò di silicosi e, nel 1956, i progetti di lavoro in Francia sfumarono a causa della malattia.

Nel 1960 rientrò definitivamente in Friuli. È venuto a mancare nel 2002.

Walnea, figlia di AntonioTestimonianza raccolta nel dicembre 2024