Da Latisana al Belgio,
un racconto di sacrificio e speranza
che onora la nostra terra e la nostra gente.
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Cuori di Carbone

Dove la memoria torna alla luce

Cuori di Carbone è un progetto di memoria e divulgazione dedicato ai minatori italiani emigrati in Belgio nel secondo dopoguerra. Nato da una storia di famiglia e avviato il 15 maggio 2025, raccoglie testimonianze, ricostruisce percorsi di vita e custodisce una memoria collettiva che appartiene alle famiglie, al territorio e alla storia dell’emigrazione.

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Minatori in archivio

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Storie recuperate

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Presenze agli eventi

Meotto Antonio

Lo chiamavano «Carnera»: il carbone gli rimase scritto sulla pelle.
Antonio Meotto, minatore originario di Pertegada di Latisana
Antonio Meotto, «Carnera»: da Pertegada alla miniera Gosson nella zona di Liegi.

Chi era

Nascita
26 gennaio 1923
Origine
Pertegada di Latisana · Udine
Partenza
1951, con la famiglia
Destinazione
Zona di Liegi, Belgio
Miniera
Gosson
Soprannome
«Carnera», dato dai compagni per la forza e la statura
Lavoro
Scavava gallerie e lavorava anche a cottimo
Rientro
Italia, nel 1958
Scomparsa
9 ottobre 1990

Le tappe della sua vita

Seleziona una tappa per approfondire

26 gennaio 1923

Le radici a Pertegada

Antonio nasce nel Friuli della Bassa, a Pertegada di Latisana.

1951

La famiglia verso il Belgio

Emigra con la famiglia e si stabilisce nella zona di Liegi. Lì inizia un periodo di sette anni lontano dal paese d’origine.

1951–1958

Le giornate al Gosson

Lavora nella miniera chiamata Gosson. La fatica e il pericolo delle gallerie diventano parte della sua vita quotidiana.

Tra i compagni

Un friulano chiamato Carnera

La statura alta, il fisico robusto e la dedizione al lavoro ricordano ai compagni il pugile friulano Primo Carnera: da loro riceve il soprannome «Carnera».

Negli anni di miniera

Ogni metro guadagnato

Lavora anche a cottimo, con un compenso legato ai metri di galleria scavati. Quel ritmo richiede forza e resistenza.

Il segno del lavoro

Il carbone nelle ferite

Quando si ferisce a mani o braccia, la polvere entra nelle ferite. La famiglia ricorda i segni neri che restano sulla pelle dopo la guarigione.

1958

Sette anni dopo, il ritorno

Rientra in Italia con la famiglia. Porta con sé i ricordi del Gosson e le tracce visibili del mestiere.

9 ottobre 1990

Il ricordo che resta

Antonio muore. Devid conserva la memoria della sua forza e delle storie tramandate in famiglia.

La testimonianza

Mio nonno Antonio è nato il 26 gennaio 1923. Nel 1951 emigrò con la sua famiglia in Belgio, stabilendosi nella zona di Liegi, dove visse e lavorò fino al 1958.

In quegli anni durissimi lavorò nella miniera chiamata Gosson, affrontando ogni giorno la fatica e il pericolo con una determinazione straordinaria.

Per la sua statura imponente, il fisico alto e robusto e, soprattutto, per la sua forza instancabile e grande dedizione al lavoro, i compagni lo soprannominarono «Carnera», come il celebre pugile friulano.

Era così forte e resistente che riusciva persino a lavorare a cottimo, ovvero a ritmo accelerato, guadagnando di più per ogni metro di galleria scavato.

Ricordo che in famiglia si raccontava un dettaglio impressionante: quando si feriva le braccia o le mani mentre lavorava, la polvere di carbone si infilava nelle ferite aperte. Una volta guarite, quelle ferite lasciavano segni neri permanenti sulla pelle, come se avesse dei tatuaggi invisibili del suo mestiere, impressi dal carbone stesso.

Il nonno rientrò in Italia dopo sette anni di vita e lavoro in Belgio, portando con sé la fatica, i ricordi e le cicatrici di un’esperienza che lo segnò profondamente.

Morì il 9 ottobre 1990, ma il suo ricordo continua a vivere dentro di me e in tutti noi che portiamo avanti la sua memoria con orgoglio.

Devid, nipote di AntonioTestimonianza raccolta nel maggio 2025