Meotto Antonio
Lo chiamavano «Carnera»: il carbone gli rimase scritto sulla pelle.

Chi era
- Nascita
- 26 gennaio 1923
- Origine
- Pertegada di Latisana · Udine
- Partenza
- 1951, con la famiglia
- Destinazione
- Zona di Liegi, Belgio
- Miniera
- Gosson
- Soprannome
- «Carnera», dato dai compagni per la forza e la statura
- Lavoro
- Scavava gallerie e lavorava anche a cottimo
- Rientro
- Italia, nel 1958
- Scomparsa
- 9 ottobre 1990
Le tappe della sua vita
Seleziona una tappa per approfondire
26 gennaio 1923Le radici a Pertegada
Antonio nasce nel Friuli della Bassa, a Pertegada di Latisana.
1951La famiglia verso il Belgio
Emigra con la famiglia e si stabilisce nella zona di Liegi. Lì inizia un periodo di sette anni lontano dal paese d’origine.
1951–1958Le giornate al Gosson
Lavora nella miniera chiamata Gosson. La fatica e il pericolo delle gallerie diventano parte della sua vita quotidiana.
Tra i compagniUn friulano chiamato Carnera
La statura alta, il fisico robusto e la dedizione al lavoro ricordano ai compagni il pugile friulano Primo Carnera: da loro riceve il soprannome «Carnera».
Negli anni di minieraOgni metro guadagnato
Lavora anche a cottimo, con un compenso legato ai metri di galleria scavati. Quel ritmo richiede forza e resistenza.
Il segno del lavoroIl carbone nelle ferite
Quando si ferisce a mani o braccia, la polvere entra nelle ferite. La famiglia ricorda i segni neri che restano sulla pelle dopo la guarigione.
1958Sette anni dopo, il ritorno
Rientra in Italia con la famiglia. Porta con sé i ricordi del Gosson e le tracce visibili del mestiere.
9 ottobre 1990Il ricordo che resta
Antonio muore. Devid conserva la memoria della sua forza e delle storie tramandate in famiglia.
La testimonianza
Mio nonno Antonio è nato il 26 gennaio 1923. Nel 1951 emigrò con la sua famiglia in Belgio, stabilendosi nella zona di Liegi, dove visse e lavorò fino al 1958.
In quegli anni durissimi lavorò nella miniera chiamata Gosson, affrontando ogni giorno la fatica e il pericolo con una determinazione straordinaria.
Per la sua statura imponente, il fisico alto e robusto e, soprattutto, per la sua forza instancabile e grande dedizione al lavoro, i compagni lo soprannominarono «Carnera», come il celebre pugile friulano.
Era così forte e resistente che riusciva persino a lavorare a cottimo, ovvero a ritmo accelerato, guadagnando di più per ogni metro di galleria scavato.
Ricordo che in famiglia si raccontava un dettaglio impressionante: quando si feriva le braccia o le mani mentre lavorava, la polvere di carbone si infilava nelle ferite aperte. Una volta guarite, quelle ferite lasciavano segni neri permanenti sulla pelle, come se avesse dei tatuaggi invisibili del suo mestiere, impressi dal carbone stesso.
Il nonno rientrò in Italia dopo sette anni di vita e lavoro in Belgio, portando con sé la fatica, i ricordi e le cicatrici di un’esperienza che lo segnò profondamente.
Morì il 9 ottobre 1990, ma il suo ricordo continua a vivere dentro di me e in tutti noi che portiamo avanti la sua memoria con orgoglio.