Da Latisana al Belgio,
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Cuori di Carbone

Dove la memoria torna alla luce

Cuori di Carbone è un progetto di memoria e divulgazione dedicato ai minatori italiani emigrati in Belgio nel secondo dopoguerra. Nato da una storia di famiglia e avviato il 15 maggio 2025, raccoglie testimonianze, ricostruisce percorsi di vita e custodisce una memoria collettiva che appartiene alle famiglie, al territorio e alla storia dell’emigrazione.

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Minatori in archivio

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Storie recuperate

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Presenze agli eventi

Rodaro Guglielmo

Sotto il carbone, imparò il valore di una mano tesa.
Guglielmo Rodaro, minatore originario di San Vidotto
Guglielmo Rodaro, «zio Gugli»: da San Vidotto alle miniere di Charleroi.

Chi è

Nascita
1° settembre 1936
Origine
San Vidotto, allora nel comune di Codroipo · Udine
Emigrazione
A 15 anni raggiunge il fratello Bruno a Charleroi, in Belgio
Lavoro
Minatore nella zona di Charleroi
Marcinelle
Fu tra i soccorritori dopo il disastro dell’8 agosto 1956, secondo la testimonianza
Oggi
In vita; vive a Codroipo e ha compiuto 90 anni il 1° settembre 2026

Le tappe della sua vita

Seleziona una tappa per approfondire

1° settembre 1936

San Vidotto, le prime radici

Guglielmo nasce a San Vidotto, allora nel comune di Codroipo. Nel paese sarà conosciuto affettuosamente come «zio Gugli».

A 15 anni

Il fratello a Charleroi

Parte per il Belgio per raggiungere Bruno, già impiegato in miniera a Charleroi. È il fratello ad accompagnarlo nei primi passi di quel lavoro.

Gli anni in miniera

Il turno e gli attrezzi

Lavora dalle sette del mattino alle due del pomeriggio. Ricorda gli indumenti sospesi nella «stanza degli impiccati» e gli attrezzi pesanti custoditi nello stipetto.

Alla fine del turno

Lavarsi il carbone di dosso

Dopo la risalita, i compagni si aiutano a pulirsi. È un gesto quotidiano di cura e solidarietà, rimasto vivo nella sua memoria.

8 agosto 1956

Il giorno di Marcinelle

Guglielmo non è di turno nel giorno del disastro, ma fa parte del gruppo di pronto soccorso. Fuori dal recinto si radunano persone in attesa di notizie.

Dal 9 agosto 1956

Tra i soccorritori

Il giorno successivo interviene con altri tre colleghi. La miniera in fiamme impedisce inizialmente l’accesso; Guglielmo ricorda poi il trasporto dei corpi e i cavalli morti sottoterra.

Settembre 2025

La storia affidata a Sonia

Sonia, amica dei nipoti, raccoglie e racconta la memoria di «zio Gugli»: i turni, l’aiuto reciproco e ciò che vide dopo la tragedia.

Oggi

La memoria a Codroipo

Guglielmo è ancora in vita e vive a Codroipo. Dopo il suo novantesimo compleanno, la sua testimonianza continua a dare voce ai compagni di miniera.

La testimonianza

Mi chiamo Sonia e sono un’amica dei nipoti di Guglielmo Rodaro. Qua in paese lo chiamano affettuosamente «zio Gugli», e anch’io ormai lo chiamo così.

Guglielmo è nato il 1° settembre 1936 a San Vidotto, che a quel tempo era sotto il Comune di Codroipo. A 15 anni è partito per il Belgio per raggiungere il fratello Bruno a Charleroi, già al lavoro in miniera. Fu proprio lui a introdurlo in quel mondo fatto di turni massacranti, polvere nera e fratellanza.

La sua giornata cominciava alle 7 del mattino e finiva alle 14. Ricorda bene la «stanza degli impiccati», dove gli indumenti venivano appesi tramite catene calate dal soffitto. Gli utensili più pesanti, ascia, punte per il motopic, scarpe con la punta in ferro, casco, andavano invece riposti nello stipetto.

Quando il turno finiva e si risaliva in superficie, c’era una stanza dove venivano distribuiti latte e yogurt. Ma ciò che colpisce davvero è che ci si aiutava tra compagni a lavarsi via il carbone, con gesti silenziosi e gentili, nati dall’abitudine, dalla fatica, ma anche da un legame profondo.

Chi lavorava in galleria usava la maschera protettiva. Chi stava invece sulla taglia del carbone, spesso masticava tabacco, lo chiamavano «ciccare», per trattenere la polvere, o si copriva la bocca con un fazzoletto bagnato. Era tutto quello che avevano.

L’8 agosto 1956, «zio Gugli» non era di turno, ma faceva parte del gruppo di pronto soccorso. Il giorno seguente, insieme ad altri tre colleghi, fu tra i primi a intervenire nel disastro della miniera di Marcinelle.

Mi ha raccontato delle urla disperate che si sentivano per giorni fuori dal recinto, di chi aspettava notizie, di chi non voleva perdere la speranza. Ma la miniera era in fiamme, e non si poteva entrare. Quando finalmente fu possibile, portò i sacchi neri sigillati con dentro i corpi dei minatori. E vide anche i 58 cavalli morti sotto terra. Anche loro lavoravano lì. E lì sono rimasti.

Oggi, all’età di 89 anni, Guglielmo vive ancora a Codroipo, con una lieve silicosi e una memoria lucida, dignitosa, che non chiede nulla, ma insegna tanto.

Sonia, amica dei nipoti di Guglielmo Testimonianza raccolta nel settembre 2025 · l’età di 89 anni si riferisce al momento del racconto