Valvason Gino
A mille metri sottoterra, con legna e chiodi sosteneva le gallerie.

Chi era
- Nascita
- 1922
- Origine
- Pertegada di Latisana · Udine
- Partenza
- 1950, da solo, un anno dopo la nascita del figlio Paolo
- Destinazione
- Saint Nicolas, nel distretto di Liegi
- Lavoro
- Sostegni di legno nelle vene di carbone e nelle gallerie secondarie
- Famiglia
- Lo raggiunse in Belgio nel 1961
- Rientro
- 1963, dopo 13 anni di lavoro in miniera
- Salute
- Silicosi e invalidità riconosciuta al 100%
- Scomparsa
- 27 settembre 1984
Le tappe della sua vita
Seleziona una tappa per approfondire
1922La vita prima del Belgio
Gino nasce nel 1922. La famiglia vive a Pertegada, nella Bassa Friulana.
1950Partì da solo
Un anno dopo la nascita di Paolo, lascia Pertegada per lavorare nel distretto di Liegi. La famiglia rimane inizialmente in Italia.
Dal 1950Saint Nicolas e le vene di carbone
Lavora come minatore a Saint Nicolas. Nelle vene costruisce sostegni di legno per le gallerie secondarie, prima che i vagoncini carichi di carbone risalgano in superficie.
Nel lavoro quotidianoLegna, martello e piccoli chiodi
Porta con sé elmo, lampada e maschera antipolvere. Per sorreggere le volte usa soprattutto legna, martello e piccoli chiodi; Paolo ricorda il caldo intenso e la profondità raccontata dal padre.
Alla risalitaIl carbone addosso
Paolo lo ricorda completamente nero dopo il turno, con i denti che spiccavano sul viso. In superficie il carbone viene trattato e gli scarti accumulati in una collina artificiale.
1959Lo sciopero ricordato in famiglia
Paolo ricorda uno sciopero generale dei minatori, segnato da forti tensioni, che lasciò un’impronta nella memoria di quegli anni.
1961La famiglia lo raggiunge
Dopo undici anni di distanza, i familiari si trasferiscono in Belgio. Paolo ricorda le differenze tra le baracche dei lavoratori soli e le case destinate alle famiglie.
1963Il ritorno a Pertegada
Gino conclude tredici anni di lavoro nelle miniere belghe e rientra in Italia. La polvere respirata sottoterra ha però già compromesso la sua salute.
27 settembre 1984La dignità di una vita di lavoro
Muore dopo aver sofferto di silicosi. Restano la memoria del mestiere e le parole con cui Paolo ne racconta la fatica e la dignità.
La testimonianza
Mio padre, Gino, è nato nel 1922. Ha lavorato come minatore a Saint Nicolas, nel distretto di Liegi, in Belgio, per 13 anni. Partì nel 1950, un anno dopo la mia nascita, e tornò a casa nel 1963. Partì da solo e tornò da solo. Noi, come famiglia, lo raggiungemmo solo nel 1961.
Lavorava a profondità superiori ai mille metri, in condizioni estreme, con temperature che variavano tra i 40 °C e i 50 °C. Il suo compito principale era lavorare nelle vene, dove creava strutture di legno per sorreggere le gallerie secondarie. Dopo il consolidamento, i vagoncini caricati di carbone venivano inviati in superficie per la lavorazione.
Il suo equipaggiamento includeva un elmo, una lampada inizialmente a gas («cialente») e successivamente a batteria, una maschera antipolvere e un abbigliamento minimale: spesso lavorava solo in canottiera. Gli strumenti principali erano piccoli chiodi, un martello e legna, quest’ultima indispensabile per sostenere le volte delle gallerie.
In superficie, il carbone veniva trattato, mentre gli scarti venivano accumulati in una collina artificiale alta più di 100 metri. Una delle minacce invisibili del lavoro era il gas grisou, privo di odore ma estremamente pericoloso.
Il lavoro del minatore era allo stesso tempo semplice e complesso. Mio padre, lavorando nelle vene, si ammalò gravemente di silicosi, con un tasso di invalidità del 100%. Ricordo che quando usciva dalla miniera era completamente nero, tranne che per i denti, che spiccavano per il contrasto.
I celibi e i lavoratori senza famiglia vivevano in baracche con aree comuni in condizioni disumane. Le famiglie, invece, avevano diritto a una casa vera e propria. Nonostante ciò, le visite ai familiari erano limitate: i membri della famiglia potevano scendere solo fino a 100 metri di profondità.
Nel 1959 ci fu uno sciopero generale e violento dei minatori, un evento che segnò profondamente quel periodo. Ricordo anche che la comunità locale belga era essenziale per evitare discriminazioni, soprattutto per noi bambini.
Mio padre morì il 27 settembre 1984, portando con sé la memoria di un lavoro tanto duro quanto dignitoso, che richiedeva forza, coraggio e sacrificio.