
A distanza di tre mesi da quell’esperienza, restano ancora vive le emozioni di una trasmissione che ha saputo intrecciare testimonianze dirette, memoria storica e riflessioni sull’emigrazione friulana nel mondo minerario del secondo dopoguerra.
La partecipazione radiofonica ha rappresentato per Cuori di Carbone la prima uscita ufficiale del progetto all’interno di un programma radiofonico regionale, offrendo l’opportunità di raccontare al pubblico il lavoro di ricerca storica, raccolta documentale e valorizzazione delle testimonianze che il progetto porta avanti sul territorio friulano e veneto orientale.
Durante la puntata sono intervenuti:
- Andrea Campagnolo, ideatore del progetto Cuori di Carbone;
- Franco Iacob, presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, rientrato in quei giorni da un viaggio in Sudamerica;
- Benito Ortis, classe 1936, originario di Tarcento, emigrato nelle miniere di carbone del Belgio dal 1951 al 1956 per completare il contratto lavorativo del padre ammalato;
- in collegamento telefonico Fausto Del Fabbro, classe 1936, originario di Forni Avoltri, che lavorò nel secondo dopoguerra nelle miniere d’oro del Sudafrica;
- la sezione mandamentale A.I.E.M. – Associazione Italiana Ex Minatori di Latisana guidata dal Maestro del Lavoro Alvise Campagnolo.
Nel corso della trasmissione si è parlato non solo delle miniere belghe, ma anche delle differenti rotte dell’emigrazione mineraria friulana, dalle cave aurifere sudafricane fino ai grandi flussi migratori verso il Belgio, offrendo agli ascoltatori uno spaccato umano e storico di straordinario valore. Particolarmente significativa è stata la presenza di ex minatori che hanno vissuto direttamente quell’esperienza, portando testimonianze autentiche legate alla fatica del lavoro minerario, al distacco dalla propria terra e alle difficili condizioni di vita affrontate dagli emigranti italiani.

Uno degli aspetti centrali emersi durante la puntata è stato il valore delle fonti storiche verificate. Il progetto Cuori di Carbone, infatti, basa la propria attività su documenti originali, fotografie d’epoca, testimonianze familiari, archivi associativi e racconti diretti raccolti negli ultimi anni. Un lavoro di ricerca che mira non soltanto a ricordare, ma anche a restituire dignità storica alle vicende dei minatori friulani e delle loro famiglie. Le testimonianze raccolte vengono confrontate con fonti documentarie ufficiali, pubblicazioni storiche, materiali conservati dalle associazioni minerarie e archivi familiari, così da garantire un racconto il più possibile accurato e rispettoso della verità storica. La partecipazione a Cjargne ha quindi rappresentato non soltanto un momento di divulgazione, ma anche un’importante occasione per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della conservazione della memoria orale e documentale legata al mondo minerario.

A tre mesi da quella mattinata, Cuori di Carbone continua il proprio percorso culturale attraverso incontri, attività di ricerca, raccolta testimonianze e iniziative dedicate ai minatori friulani emigrati all’estero, affinché le loro storie possano continuare a essere conosciute anche dalle nuove generazioni.








