
Accolto dal Re Filippo e dalla Regina Mathilde del Belgio, il Presidente Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro davanti al monumento commemorativo dedicato alle vittime, accompagnato da un momento di raccoglimento e dal saluto delle autorità belghe e italiane presenti. Al suo fianco, rappresentanti delle istituzioni, delegazioni di familiari dei minatori e alcuni superstiti di quella tragedia che, ancora oggi, continua a segnare la memoria collettiva di due nazioni. Nel suo messaggio, il Capo dello Stato ha voluto sottolineare come «il sacrificio e la dignità dei lavoratori che, con la loro fatica, hanno unito Italia e Belgio in una storia comune di dolore e speranza, restino un punto fermo nella coscienza europea». Parole che hanno risuonato con forza davanti al pozzo n. 1 del Bois du Cazier, là dove il fumo e il silenzio di quel giorno del 1956 cambiarono per sempre il volto dell’emigrazione italiana.

La visita si inserisce nel solco delle commemorazioni che, da quasi settant’anni, mantengono viva la memoria di Marcinelle come luogo simbolo della solidarietà europea, del riscatto sociale e del prezzo pagato da intere generazioni di emigranti per la ricostruzione del dopoguerra. Non solo un gesto istituzionale, ma un richiamo morale: il lavoro, ha ricordato Mattarella, «deve sempre essere accompagnato da sicurezza, rispetto e dignità».

Nel giorno dell’omaggio presidenziale, anche “Cuori di Carbone” ha voluto tornare idealmente in quel luogo di memoria, condividendo con voi un filmato d’archivio dell’Istituto Luce che restituisce la forza drammatica delle immagini originali della tragedia. È un modo per ridare voce a chi non tornò più in superficie, ma anche per rinnovare il legame ideale con i minatori del nostro territorio che partirono verso il Belgio con in tasca la speranza e nel cuore il dovere.
Marcinelle resta, oggi come allora, un monito e un simbolo universale: il lavoro non può e non deve mai essere pagato con la vita.









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