Canu Giuseppe Antonio

Canu Giuseppe Antonio

“Poche parole, lavoro senza pause: dalla miniera di Carbonia ai cantieri di Torino, con la Sardegna dentro.”

Canu Giuseppe Antonio, minatore di Buddusò, Carbonia e poi Torino

Canu Giuseppe Antonio, nato a Buddusò (SS), minatore a Carbonia e poi lavoratore nei cantieri sotterranei a Torino.

In breve

Nato a Buddusò (Sassari) nel 1913.
Soldato di leva dal 1933 ca. per 7 anni (servizio ad Addis Abeba).
Lavora nelle miniere di carbone di Carbonia fino al 1954–1955 circa.
Nella seconda metà degli anni ’50 emigra a Torino (scavi sotterranei per tubature fognarie).
Perde la moglie il giorno di Pasqua 1968; cresce da solo quattro figlie.
Muore a 81 anni, segnato dalla silicosi.

Giuseppe Antonio Canu nasce nel 1913 a Buddusò, in provincia di Sassari. A vent’anni, intorno al 1933, parte come soldato di leva e resta lontano da casa per sette lunghi anni. Presta servizio ad Addis Abeba e torna profondamente segnato da quell’esperienza: porterà dentro per tutta la vita un senso essenziale delle cose, quasi un rifiuto istintivo di ogni simbolo di benessere.

Laura, la figlia che testimonia, lo descrive come un uomo “duro” nel senso più autentico: figlio della Sardegna, di una terra in cui silenzi e asprezza forgiano il carattere. Parlava poco, ma ogni gesto raccontava una storia fatta di fatica e disciplina. Non ha mai avuto un orologio, né tantomeno un’automobile: viveva con l’essenziale, come chi ha imparato presto il valore del lavoro.

Lavora nelle miniere di carbone di Carbonia. Nel 1952, anno in cui nasce Laura, la famiglia vive proprio lì: lei, infatti, è nata a Carbonia. Giuseppe continua a lavorare in miniera fino al 1954–1955 circa, portando sulle spalle la vita quotidiana di chi scende sottoterra e risale con la polvere addosso.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta prende un’altra strada ancora: emigra a Torino. Parte un anno prima del resto della famiglia per trovare casa e lavoro. Sono anni difficili, quelli dei famosi cartelli «non si affitta ai meridionali».

A Torino scava tunnel sotterranei destinati alle tubature fognarie. Tuttavia, la vita cambia radicalmente nel 1968, quando la moglie muore il giorno di Pasqua. Giuseppe si ritrova solo con quattro figlie: Laura ha quindici anni, la più piccola appena sei. Sono anni bui, dolorosi, in cui ciascuno prova a resistere come può. Giuseppe prende una decisione netta: non si risposerà mai.

Con il passare degli anni diventa sempre più fragile: la silicosi lo ha devastato. Muore a 81 anni. Il medico, racconta Laura, le disse che era arrivato a quell’età perché aveva un fisico fortissimo, temprato da una vita di lavoro durissimo.

Cronologia
  • 1913Nasce a Buddusò (SS).
  • 1933 ca.Parte come soldato di leva; resta fuori casa 7 anni (servizio ad Addis Abeba).
  • Anni successiviLavora nelle miniere di carbone di Carbonia.
  • 1952La famiglia vive a Carbonia; nasce Laura.
  • 1954–1955Termina l’attività in miniera (circa).
  • seconda metà anni ’50Emigra a Torino e lavora negli scavi sotterranei per tubature.
  • Pasqua 1968Muore la moglie; cresce da solo quattro figlie.
  • 81 anniMuore, segnato dalla silicosi.

La testimonianza

«Mio papà si chiamava Giuseppe Antonio Canu, nato nel 1913 a Buddusò, in provincia di Sassari. A vent’anni, intorno al 1933, partì come soldato di leva e rimase lontano da casa per sette lunghi anni. Prestò servizio ad Addis Abeba e tornò profondamente segnato da quell’esperienza.»

«Lavorava nelle miniere di carbone di Carbonia. Nel 1952, anno della mia nascita, vivevamo lì: io sono infatti nata a Carbonia. Mio padre continuò a lavorare in miniera fino al 1954–1955 circa.»

«Nella seconda metà degli anni Cinquanta emigrò a Torino. Scavava tunnel sotterranei destinati alle tubature fognarie; la sua esperienza di minatore lo aveva reso prezioso. Non l’ho mai visto perdere un solo giorno di lavoro.»

«Con il passare degli anni diventò sempre più fragile: la silicosi lo aveva devastato. Morì a 81 anni. Il medico mi disse che era arrivato a quell’età perché aveva un fisico fortissimo, temprato da una vita di lavoro durissimo. Questo è il ricordo che ho di lui.»

Certe vite non fanno rumore: restano nei gesti, nella costanza e in quel coraggio che non chiede applausi.

— Laura C., figlia di Giuseppe Antonio

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